Be Your Next: la conferenza stampa
Si occupa di NEET, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, "Be Your Next", il progetto finanziato per l’80% dalla Regione Lombardia (su un totale di 600mila euro) che ha come capofila il Consorzio Sol.Co. e di cui la Provincia di Sondrio è partner insieme ad altri enti del territorio. In tutto una rete che comprende 25 soggetti.
«Partecipiamo a questo progetto con grande entusiasmo - dice il presidente della Provincia, Davide Menegola - proprio perché affronta in modo concreto e strutturato una delle sfide più rilevanti per il nostro territorio: accompagnare i giovani nella costruzione del proprio futuro. Mettendo insieme competenze, esperienze e responsabilità diverse, pubbliche e private, “Be Your Next” consente di offrire strumenti, orientamento e opportunità perché ciascun ragazzo possa trovare il proprio percorso».
L’obiettivo è quello di intercettare e accompagnare 80 giovani in condizioni di fragilità - 75 strettamente connessi a questo progetto più altri 5 di un'analoga iniziativa che sta portando avanti il Comune di Sondrio con l’Anci -, attraverso percorsi di inclusione sociale e lavorativa, contrastando così l’abbandono scolastico e rafforzando le reti territoriali.
Tra i risultati che i promotori vogliono raggiungere c’è però anche quello di riuscire a "mappare" la situazione reale in Valtellina. Secondo i dati Istat i NEET in provincia oscillerebbero tra i 2.500 e i 2.700, un dato esageratamente ampio secondo la responsabile del settore Mercato del Lavoro della Provincia, Tiziana Rinaldi. «Riteniamo che questo dato non sia corretto - spiega - perché tra le altre cose non contempla i numerosi ragazzi che lavorano in Svizzera. Già un paio d’anni fa avevamo cercato di rilevare i numeri, ma è un lavoro molto difficile. Arriviamo ad avere i dati delle scuole superiori e quelli delle comunicazioni obbligatorie dei ragazzi che non lavorano, ma ci mancano tutti quelli delle università e dei lavoratori frontalieri».
Il progetto secondo Rinaldi dovrà scovare non tanto chi non lavora e non studia perché non lo vuole fare - «credo che sia difficilissimo» -, ma perché non è in grado di farlo essendo fragile, non avendo competenze o capacità di muoversi alla ricerca di un lavoro. «Perché - sostiene Rinaldi - in provincia di Sondrio, se si vuole lavorare, le possibilità non mancano».
Per questo il progetto assume una forma di ricognizione territoriale, un’opportunità reale per il territorio di conoscersi e crescere. «Avremo la possibilità di sperimentare un grande lavoro di rete - sottolinea Massimo Bevilacqua, direttore di Sol.Co. - che da una parte proverà a contrastare il fenomeno dei ragazzi che non studiano e non lavorano e dall’altra cercherà di conoscerlo meglio».
«Questo fenomeno dei NEET preoccupa un po’ tutti - aggiunge Gabriele Marinoni, presidente Confcooperative Adda, tra i partner di progetto -. Ci dice anche che i modelli di sviluppo che il nostro tempo sta vivendo tendono a lasciare indietro le persone: è una responsabilità collettiva provare a capire meglio cosa si nasconde e cosa c’è dentro il fenomeno. Per questo il progetto è particolarmente interessante».